La musica classica o colta come si tende a chiamarla oggi, vive fin dalle sue origini, di ibridazioni e interferenze. Anche quest’anno a Piedicavallo ascolteremo e assisteremo ad incontri ravvicinati tra vari mondi musicali, anche lontani fra loro, in un gioco vitale di stimoli e suggestioni.
Il canto rinascimentale liturgico con il coro Triacamusicale diretto da Mara Colombo ci accompagnerà in un viaggio a ritroso, alla ricerca delle origini della polifonia.
Strumenti etnici come il sarod indiano di Vittoria Pagani o l’ukulele hawaiano/portoghese di Giovanni Albini ci faranno incontrare sonorità e sistemi musicali apparentemente lontani ma sempre più dialoganti nel crossover dei media attuali.
Eric Satie in musica e in celluloide grazie a Man Ray, Domenico Venezia e Ivan Cenzi.
Un quartetto di sassofoni ci restituirà le sonorità iconiche del 900 in cima all’Oasi Zegna, mentre il fortepiano, da solo o in dialogo con gli archi berlinesi di Simone Bernardini, ci riporta alle origini del pianoforte e al suono autentico di partiture che credevamo di conoscere ma in realtà erano tutt’altro. La danza sa trasformare i suoni in entità visibili, le musiche di Schumann e di Bartok trasfigurate dai movimenti di Alberto Pagani e Edoardo Fumagalli.
Le tastiere romantiche di Igor Cognolato e Danilo Mascetti.
Lectura Dantis con Federico Fumagalli in dialogo con le corde della chitarra di Leonardo de Marchi.

La musica è un gioco le cui regole devono essere continuamente ripensate per rimanere valide e Piedicavallo festival è un piccolo grande laboratorio dove questo accade puntualmente.

Alessandro Commellato – Direttore Artistico Sarv